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SANTUARIO DI POMPEI - IL PERDONO DI DIO


 
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Fonte: Santuario.it




 

 

Sussidio per la Confessione
Se hai il desiderio di chiedere perdono per i tuoi peccati, non aver paura di guardare con sincerità dentro te stesso. Se ti ravvedi, ti aspetta l’abbraccio di Dio. Anche il beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, da giovane ha conosciuto il peso del peccato. Ritornò a Dio attraverso il Sacramento della Riconciliazione. A Pompei, la Madonna lo chiamò per farne un Santo, l’apostolo del Rosario e lì, dove il Vesuvio aveva seminato la morte, Ella ha posto una sorgente di vita. Abbèverati a quest’acqua, riconciliati con Dio. Come il figlio “smarrito”, torna anche tu alla Casa del Padre!

Leggi la Parola di Dio
<<Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: “Padre, dammi subito la parte di eredità che mi spetta”. Allora il padre divise le sostanze tra di loro. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolti tutti i suoi beni, emigrò in una regione lontana e là spese tutti i suoi averi, vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe dato fondo a tutte le sue sostanze, in quel paese si diffuse una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Andò allora da uno degli abitanti di quel paese e si mise alle sue dipendenze. Quello lo mandò nei campi a pascolare i porci. Per la fame avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora, rientrando in se stesso, disse: tutti i dipendenti in casa di mio padre hanno cibo in abbondanza, io invece qui muoio di fame! Ritornerò da mio padre e gli dirò: “Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi mercenari”. Si mise in cammino per ritornare dal padre. Mentre era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te. Non sono più degno di essere considerato tuo figlio”. Ma il padre ordinò ai servi: “Presto, portate qui il vestito migliore e fateglielo indossare; mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso e ammazzatelo. Facciamo festa con un banchetto, perché questo mio figlio era morto ed è ritornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”>> (Lc 15, 11-24).


Dopo aver meditato, fai l’esame di coscienza

1. Il mio rapporto con Dio
Gesù dice: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore” (Mc 12, 30).

Sento la gioia di appartenere a Cristo, e di essere stato inserito in lui, con il Battesimo, diventando così “figlio di Dio”? Che posto ha Dio nella mia vita? Lo lodo e lo invoco nella preghiera? Le mie giornate iniziano e finiscono nel suo nome? Gli rivolgo il pensiero anche nel corso dei vari impegni quotidiani?
Mi impegno a conoscere il Signore, leggendo la sua Parola, la Bibbia, soprattutto il Vangelo? Cerco di sviluppare una coscienza cristiana, approfondendo il “Catechismo” e partecipando ad incontri di formazione? Leggo libri e giornali nei quali la fede è rispettata, illustrata e testimoniata?
Partecipo almeno ogni domenica alla Santa Messa, ricordando che la domenica è il giorno della risurrezione di Gesù e la Messa è il convito nel quale egli si dà in sacrificio al Padre e in cibo per noi?
Mi confesso subito ogni qualvolta avessi coscienza di aver commesso un peccato grave? Anche se non pecco gravemente, mi confesso con regolarità - ad esempio con scadenza mensile - per essere sostenuto nel cammino cristiano? Quanto tempo è passato dalla mia ultima confessione?
Mi impegno ad annunciare agli altri il Vangelo, con la parola e con la testimonianza della vita?
Evito la bestemmia verso Dio e i suoi Santi? Mi astengo da pratiche che offendono il Signore quali magia, fatture, spiritismo ecc.? Evito di partecipare a gruppi o movimenti incompatibili con la fede cristiana?

2. Io, il mio corpo, la mia vita
Gesù dice: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà” (Lc 9, 24).

Amare se stessi è istintivo. Ma si può avere verso se stessi un atteggiamento sbagliato. Sbaglio:

se sono egoista, tutto preso dai miei interessi, geloso e possessivo, invidioso degli altri;
se sono orgoglioso, mi metto al di sopra degli altri, pretendo di aver sempre ragione;
se sono pigro e non metto a frutto i doni che Dio mi ha fatto;
se non mi sforzo di governare gli istinti sessuali in conformità alla legge di Dio, stando lontano dalla pornografia, astenendomi da spettacoli televisivi o siti internet non raccomandabili ecc;
se non mi impegno al pieno dominio su di me per evitare comportamenti omosessuali o il cedimento ad altre forme disordinate, nel caso riscontrassi in me simili tendenze;
se cedo alla sfiducia o alla disperazione, dimenticando che Dio mi vuol bene ed è sempre pronto a venirmi incontro;
se cerco paradisi artificiali con la droga, rovinando me stesso e gli altri;
se pretendo di disporre della mia vita, dimenticando che essa appartiene a Dio, e non è mai lecito togliersela.

3. Le relazioni con il prossimo
Gesù dice: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mc 12, 31). “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 15, 12).

Di fronte alla vita umana

Accolgo la mia vita e quella degli altri come dono di Dio? Sono cosciente che la vita umana è “sacra” e va rispettata sempre, dal concepimento fino al suo naturale tramonto? E che perciò è gravissimo peccato qualunque tipo di omicidio, anche di bambini non ancora nati (aborto) o di ammalati terminali (eutanasia)? Mi sforzo di promuovere la vita umana, aiutando i bambini, i malati, le persone più deboli? Rispetto anche l’ambiente, in tutte le sue espressioni?

Nel contesto familiare

Da figlio, esprimo ai genitori affetto e rispetto?
Da marito o moglie: sono consapevole che l’unione dell’uomo e della donna, nel matrimonio cristiano, è segno dell’amore di Cristo per la Chiesa, e perciò a un discepolo di Cristo non è lecita la convivenza matrimoniale senza la celebrazione del sacramento del matrimonio? Ricordo che il matrimonio è unico e indissolubile, sicché non è consentito il divorzio, secondo le parole di Gesù “ciò che Dio ha unito, l’uomo non separi” (Mc 10, 9)? Sono aperto alla generazione della vita, con generosità e senso di responsabilità, evitando pratiche contraccettive? Nel caso i figli tardassero a venire, mi oriento ad adottare o accogliere qualche bambino, o a mettermi a servizio di bambini bisognosi, invece di puntare ad avere figli ad ogni costo con inaccettabili percorsi di fecondazione artificiale? Mi preoccupo di vivere il rapporto di coppia all’insegna del rispetto, della premura, della comprensione e del perdono?
Da genitore: mi occupo dei miei figli? Cerco di assicurare loro, oltre le cose materiali, anche l’affetto, e soprattutto l’educazione cristiana? Spendo tempo con loro? Rispetto la loro vocazione? Incoraggio l’eventuale vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata?
Da fidanzato o fidanzata: mi sta a cuore la verità dell’amore, che non è emozione o attrazione passeggera, ma capacità di donare se stesso all’altro gratuitamente e per sempre? Vivo il fidanzamento come tempo di grazia, per crescere in un amore vero, nutrito di sincerità e di preghiera, senza concedermi rapporti sessuali che sono propri della vita matrimoniale?

Nei confronti della società

Rispetto le norme della vita sociale e le leggi dello Stato se conformi alla legge di Dio? Ad esempio, pago le tasse dovute? osservo il codice della strada?
Mi astengo da ogni comportamento violento? Faccio il possibile perché non sia favorita, anzi sia sconfitta la criminalità organizzata? Mi tengo lontano anche da altri soprusi meno evidenti, come quel tipo di “raccomandazione”, che offende la verità e la giustizia negli esami, nei concorsi ecc.?
Sono sincero, evito false testimonianze, ipocrisie? Evito il pettegolezzo? Evito di sparlare degli altri, e soprattutto di calunniarli?
Rispetto quanto appartiene agli altri? Se ho dipendenti, pago il dovuto, osservando le leggi sull’assistenza e la previdenza? Mi sforzo di compiere il mio lavoro con onestà, come servizio e non solo in funzione del guadagno? Lo svolgo con generosità e professionalità?
Mi astengo dal furto, tenendo presente che è rubare anche imbrogliare nel commercio, oppure non fare il proprio dovere secondo i contratti e la retribuzione ricevuta? Se ho rubato, mi impegno a restituire?
Nelle situazioni di conflitto, mi sforzo di portare pace? Controllo l’ira? Riconosco con umiltà i miei errori? Perdono le offese ricevute? Sto in pace con tutti?
Coltivo sentimenti di accoglienza, considerando tutti fratelli, al di là della loro provenienza, religione, o estrazione sociale? Prevedo nel mio bilancio anche l’aiuto ai poveri e il sostegno ad opere di solidarietà? Avverto che in ogni fratello – specie sofferente, disabile, immigrato ecc. – Gesù è presente, e mi giudicherà proprio sull’amore che gli ho dimostrato nei fratelli più bisognosi? (Ho avuto fame, e mi avete dato da mangiare... Mt 25, 35).


Celebrazione del Sacramento

Ricorda che il Sacramento del perdono non è invenzione di uomini, ma un dono di Gesù Risorto, che agli apostoli disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 22-23).
Avvicinati al sacerdote con fiducia. Egli, fratello tuo e peccatore come te, non ti parla a nome suo: rappresenta Gesù. Ciò che tu dici a lui, non potrà mai essere svelato a nessuno. Nella sua assoluzione, senti la gioia del Padre celeste: “questo mio figlio era morto ed è ritornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15, 24).
Va’ a confessarti dopo aver fatto bene l’esame di coscienza. Non nascondere nessun peccato grave. Soprattutto lasciati avvolgere dall’amore di Dio e getta nel suo cuore misericordioso i tuoi peccati..
Confessati con cuore contrito, cioè con profondo dispiacere per aver offeso un Dio che ti ama tanto. Guarda Gesù crocifisso: si può immaginare un amore più grande? È l’amore che ti perdona, ti rimette sulla giusta via, ti santifica.
Non illudere te stesso: il dolore dei peccati è sincero, solo se è accompagnato dal proposito di mettercela tutta per non peccare più.
Gesù ci dà il perdono attraverso la Chiesa. Il motivo è questo: ci ha scelti come sua famiglia, suo “corpo”, e vuole perciò che siamo una cosa sola con lui e tra di noi. Questa unità della Chiesa è ferita dal peccato. Il Sacramento del perdono ci riconcilia con Dio e, al tempo stesso, con la Chiesa.
Importantissimo: se non ti sentissi pronto per chiedere perdono e cambiare vita su cose importanti (ad esempio: se non sei disposto a interrompere un rapporto di tipo coniugale con una donna o un uomo che non sono tua moglie o tuo marito; o sei membro di una organizzazione criminale e non vuoi lasciarla; o nutri odio per qualche persona e non ti senti di perdonare ecc.), non “pretendere” l’assoluzione. L’assoluzione non è un atto magico: se anche il sacerdote dicesse la formula del perdono, senza la tua conversione, la grazia di Dio non raggiungerà mai il tuo cuore. Meglio ritornare in altro momento, dopo aver fatto un vero cammino di conversione. La riflessione, la preghiera, l’aiuto di un sacerdote ti potranno giovare.

Atto di dolore

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.

Dalla celebrazione alla vita

Realizza l’impegno della “penitenza” suggerita dal confessore: è il segno dell’inizio della vita nuova, l’espressione di un proposito fermo di non peccare più.
Fermati ancora un po’ in preghiera, per ringraziare e lodare il Signore. Bello sostare col Santo Rosario ai piedi della Madonna, per contemplare Gesù con i suoi occhi di Madre (è di aiuto il libretto: “Contemplare con Maria il volto di Cristo”).
Se avessi idee poco chiare su qualche punto dell’esame di coscienza, cerca di approfondirlo (ad esempio, procurandoti un colloquio con un sacerdote fuori della confessione, oppure lasciandoti consigliare un buon libro sull’argomento). Ci sono poi tanti gruppi - in Santuario, in parrocchia, nei movimenti ecclesiali - dove si può fare un cammino di fede. Potresti anche partecipare a corsi di teologia o di spiritualità. Chiedi informazioni.
Se vuoi fare un cammino spirituale sotto lo sguardo della Vergine del Santo Rosario di Pompei, informati sull’Unione Famiglie del Rosario, sull’Unione Giovani del Rosario, sulle altre proposte del Santuario. Tra l’altro, ogni sera alle ore 18.00 c’è la “Scuola del Santo Rosario”: la “maestra” è Maria! La Madonna ti aspetta.
Ricorda che Dio è gioia e pace! Sta’ sempre con lui, e sarai nella gioia e nella pace.


 


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ROSARIUM VIRGINIS MARIAE
Lettera Apostolica del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II sul Santo Rosario

 


 

 



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